“Buoni genitori”: 5 miti da sfatare

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famiglia-psicologo-counselor-adolescentiDare consigli in merito alla genitorialità è ormai una pratica molto comune.

Ogni settimana ecco uscire una nuova tendenza su quale sia il modo migliore per aiutare i propri figli a crescere.
In mezzo a tutte queste ricette su come essere “buoni genitori”, si può facilmente rischiare di diventare confusi e frustrati.
Per orientarci in questo oceano, abbiamo chiesto a due psicologhe esperte di relazioni genitori-figli di condividere con noi i miti più comuni circa la genitorialità oggi.

Eccoli:

Mito n°1: Se i vostri figli non sono felici, c’è qualcosa di cui preoccuparsi

Nella nostra cultura, c’è una forte enfasi sulla felicità. Dunque, se i figli non sono felici sempre o in determinate situazioni, i genitori cominciano a preoccuparsi.
“In realtà”, sostiene la dott.ssa Jessica Michaelson, psicologa clinica e fondatrice del sito honestparenthood.com che si occupa nello specifico delle primissime relazioni genitori-figli, “è normale e sano per i bambini sperimentare ‘alti e bassi’ dal punto di vista emotivo, dunque sia emozioni positive come la gioia, sia negative come la tristezza o la rabbia”. Una vita in cui si sperimentano un ventaglio di emozioni è molto più ricca e reale di una monocromatico “vita felice” (…)
Ovviamente, l’infelicità continua e persistente può essere un campanello dall’allarme per una situazione problematica. Essa può essere il segno che il vostro bambino potrebbe essere alle prese con una sintomatologia depressiva, sebbene questa condizione sia decisamente rara in infanzia. Alcuni bambini con depressione possono piangere frequentemente, avere bassa energia e sonno disturbato. Altri possono essere irritabili, agitati e ostili. In questi casi è opportuno consultare il vostro medico o chiedere aiuto ad un terapeuta.

Mito n°2: I genitori non dovrebbero mai dire no ai loro figli

Secondo la dott.ssa Heather Wittenberg, psicologa clinica americana, questa è la tendenza attuale.
“Le vecchie generazioni di genitori erano severe, complice anche il periodo storico maggiormente difficoltoso, e hanno portato i loro figli a sentirsi eccessivamente criticati”. Spiega la dott.ssa. “Oggi, la situazione sembra essersi capovolta: ora si crede che dire di no ai ragazzi sia qualcosa di troppo duro, difficile e potenzialmente dannoso”.
Invece, fissare regole e limiti ai nostri figli ha un fondamentale valore psicologico: insegna ai bambini delle competenze e, soprattutto, li aiuta a sentirsi al sicuro (…)
“Dire no è dunque qualcosa di costruttivo e non dannoso, con la condizione che sia detto in tono non aggressivo e ostile. Spesso, il contesto della comunicazione è molto più importante del contenuto”.
Secondo la dott.ssa Wittenberg, altri esempi di limiti utili includono:
– il non ricaricare il cellulare prima di un tempo prestabilito se i nostri ragazzi hanno sforato con i minuti previsti
– l’allontanare i nostri bambini da una festa o da una situazione dove stanno avendo un comportamento inappropriato o facendo capricci finchè non sono in grado di calmarsi ed esprimere a parole le loro frustrazioni (tecnica del time-out).

Mito n° 3: Essere buoni genitori è conoscere le strategie giuste

L’idea di poter ridurre la genitorialità ad un insieme di strategie e processi specifici è molto accattivante, ma purtroppo non è possibile farlo” spiega la dott.ssa Michaelson.

In realtà, non si tratta di particolari strategie ma di una più comprensiva “mentalità da genitore”, che ha a che fare con le modalità in cui la coppia genitoriale pensa, sente e interagisce con il mondo.
Una recente ricerca ha mostrato come lo stile di attaccamento della mamma durante la gravidanza – vale a dire, la sua capacità di provare sentimenti di fiducia nei confronti degli altri, le sue aspettative verso i rapporti e il suo modo di relazionarsi con le sue emozioni – prediceva lo stile di attaccamento del bambino a 12 mesi. Ciò significa essere in grado di prevedere quanto sicuro sarà il bambino basandosi su quanto sicura è la mamma ancora prima di averlo messo al mondo.
E’ tutta questione di mentalità: genitori sicuri tenderanno ad allevare bambini sicuri; genitori con relazioni sane tenderanno ad allevare bambini che hanno relazioni sane; genitori che credono che lo sforzo conduca a risultati positivi e che sostengono la perseveranza dopo il fallimento tenderanno ad allevare bambini resilienti e ottimisti. Al contrario, genitori che si aspettano il peggio tenderanno ad allevare figli in guardia nei confronti del mondo e favorire in loro preoccupazioni e insicurezza. Poichè tendono ad evitare le sfide, questi genitori dissuaderanno i loro figli dal prendere rischi in modo da non fallire.
La dott.ssa Michaelson nella sua pratica clinica lavora moltissimo con i genitori.
Lavora sia con coloro che hanno paura di fare ciò che ritengono giusto perchè hanno sentito da qualche parte che si tratta di una pratica dannosa, sia con coloro che attuano strategie educative che non funzionano nel loro caso specifico.
Prendiamo l’esempio di time-out. Alcuni ritengono che sia una pratica dannosa perchè induce nei bambini sentimenti di abbandono e vergogna. Altri che sia in realtà una pratica molto funzionale se usata nei modi e nei casi opportuni. Commenta la dott.ssa: “Molti genitori sono in grado di utilizzare questo strumento rispettosamente e amorevolmente, e molti bambini si sentono contenuti e sostenuti da questo tipo di limite concerto e pausa nella stimolazione. Al contrario ci sono genitori e bambini che invece non ne beneficiano per nulla e che dunque hanno smesso di usarlo”.
Dunque, secondo la dott.ssa, l’approccio migliore per i genitori è scoprire i propri istinti genitoriali e coniugarli con ciò che funziona meglio con quel particolare bambino, diverso da tutti gli altri e unico. La genitorialità non è dunque conoscere le strategie giuste in assoluto, ma trovare quelle utili e in sintonia con le esigenze del proprio bambino (…). “Prescrizioni ‘da manuale’ non sono da utilizzare se il comportamento, le parole, le emozioni del vostro bambino stanno indicando che qualcos’altro è necessario”.

Mito n° 4: I buoni genitori devono sempre mettere le esigenze dei loro bambini prima delle loro

“Allevare un figlio può essere un’attività molto impegnativa e anche logorante, e la nostra cultura promuove uno stile di vita ossessivo per quanto riguarda la cura dei figli” spiega la dott.ssa Michaelson. “Questo conduce molti genitori a ignorare completamente le proprie esigenze personali”.
In realtà, è di vitale importanza che i genitori “indossino per primi la maschera dell’ossigeno”, per prendere spunto dalle norme di emergenza che è buona prassi seguire ad esempio su un aereo. Questo, non per poca considerazione nei confronti dei pargoli ovviamente, ma per altri due fondamentali motivi. Innanzitutto, ciò aiuta i genitori a rimanere in buona salute, inoltre comunica ai figli che i genitori sono al vertice del sistema famiglia, e sono lì in modo da poter proteggere i piccoli dai pericoli.
Realizzando di essere posti all’interno di un sistema che deve essere integro e funzionale per garantire protezione, i bambini sviluppano un’importantissima base di sicurezza. (…)

Mito n° 5: Il vostro matrimonio sopravviverà nonostante l’abbiate decisamente trascurato durante la crescita dei vostri bambini

Poichè allevare un figlio è un mestiere logorante, molti genitori finiscono per trascurare i loro matrimoni.
“I primi anni della genitorialità possono allontanare i partner l’uno dall’altro e molte coppie non sopravvivono a questa negligenza reciproca”, spiega la dott.ssa Michaelson.
Ad esempio, le coppie possono comunicare solo quando sono in conflitto, impegnarsi in attività individuali, e non passare del tempo insieme senza i loro figli. Il matrimonio diventa così “unidimensionale”, cioè focalizzato solo sull’essere genitori, senza più amicizia o intimità.
“Dal momento che i nostri figli imparano ad avere relazioni guardando il nostro modo di farlo, ne deriva che una delle cose più importanti che possiamo fare per loro è nutrire e coltivare la connessione con il nostro partner”, ha detto la dott.ssa Michaelson.
La dott.ssa suggerisce di fare ciò ringraziando spesso il proprio partner, complimentandosi con lui e mantenendo un adeguato contatto corporeo: “Ciò permette ad entrambi i membri della coppia di trovare forza e conforto nell’altro durante il difficile impegno quotidiano di essere genitori”.
La dott.ssa suggerisce anche di divertirsi senza i bambini: scegliete attività divertenti e ritagliatevi del tempo per farle insieme.

Vai alla fonte in lingua originale:

http://psychcentral.com/lib/5-myths-about-parenting/

 

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