CI SONO DUE MODI PER ESSERE EMPATICI: IL MODO SBAGLIATO ED IL MODO GIUSTO

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Nel 2007 ricordo di aver iniziato a piangere durante la visione di Non è un paese per vecchi .

 

La scena che mi fece piangere fu la seguente:

Anton Chigurh, un killer psicopatico alla ricerca di soldi che gli erano stati rubati, si ferma ad una stazione di servizio lungo la strada. Una volta pagata la benzina, un signore tenta di fare due chiacchiere con lui: “Ho visto che sei di Dallas”. Chigurh risponde: “A lei cosa interessa sapere la mia provenienza?”.

Lo sguardo del signore, turbato dall’atteggiamento di Chigurh, mi fece molta compassione e la sensazione che ebbi me la ricorderò per sempre.

 

Quando parliamo di empatia, ne parliamo come se fosse sempre una cosa positiva. Le ricerche mostrano che l’empatia è associata alle persone gentili e altruiste. L’assenza di empatia invece è collegata a comportamenti manipolatori e criminali. L’empatia, dicono gli scienziati, ci permette di comportarci bene con gli altri e sopravvivere come specie.

 

Ma quello che spesso le persone non dicono è che l’empatia può “prosciugare” emotivamente. Le persone che riescono facilmente a comprendere le emozioni degli altri, spendono molto del loro tempo sentendosi sopraffatti e feriti. L’empatia, in altre parole, può essere stressante!

 

Un articolo pubblicato recentemente su Journal of Experimental Psychology dice che ci sono due tipi di empatia. La prima è l’attitudine a immaginare come l’altro si sente in una determinata situazione (chiamata “imagine-other-perspective-taking,” o IOPT). La seconda è l’attitudine a immedesimarsi completamente nell’altro (chiamata “imagine-self-perspective-taking,” o ISPT). Mentre nel primo caso si comprendono le emozioni dell’altra persona, nel secondo caso ci si immedesima completamente nell’altro.

 

Per questo studio, gli autori dell’articolo hanno invitato 212 volontari a leggere e dare un’opinione sull’autobiografia di un individuo con grossi problemi finanziari (loro credevano che fosse l’autobiografia di uno dei partecipanti). Ad alcuni dei volontari fu chiesto di considerare le emozioni di questa persona durante tutta la lettura, mentre agli altri fu chiesto di immedesimarsi completamente nella situazione di questa persona o di rimanere obiettivi.

Quando i ricercatori misurarono il battito cardiaco e la pressione sanguigna di ogni partecipante per determinare il livello di stress, scoprirono che coloro che si sono dovuti immedesimare al 100% nella situazione (ISPT), avevano un livello di stress molto più alto rispetto agli altri.

 

Questo risultato potrebbe essere una brutta notizia per molte persone. Micheal Poulin, professore di psicologia all’Università di New York, spiegò che chi lavora a stretto contatto con il prossimo (infermieri, insegnanti o assistenti sociali ad esempio) rischia di avere una forma di stress cronica o addirittura di “implodere” da un momento all’altro.

 

In conclusione, cosa ne pensano i ricercatori?

L’empatia è necessaria, ma è arrivato il momento di pensarla in modo un po’ diverso, comprendendo le emozioni dell’altro senza immedesimarsi completamente. In questo modo non solo eviteremo di “implodere” in ambito lavorativo, ma aiuteremo noi stessi a tenere più sotto controllo la nostra vita e il rapporto con i nostri cari.

 

Fonte originale: http://nymag.com/scienceofus/2017/05/theres-a-right-way-and-a-wrong-way-to-do-empathy.html

 

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