L’empatia apre la porta alla comprensione, alla connessione e alla fiducia. Aiuta i bambini a sentire che i genitori sono dalla loro parte.
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ESAMI CHE PAURA

In questo periodo dell’anno bambini e ragazzi iniziano a prepararsi all’incubo che li perseguiterà per anni: gli esami non finiscono mai, recita un vecchio detto. E in effetti non solo non finiscono ma iniziano ben presto. Già alle scuole primarie i bambini devono confrontarsi con i temuti test invalsi, l’esame di quinta elementare, per poi fare l’esame di terza media e infine l’esame di maturità.
Per diversi anni i nostri ragazzi rimbalzeranno da un esame a un altro e nel frattempo diventeranno adulti: mentre alcuni tra loro con uno spiccato senso della competizione e una forte consapevolezza di se vivranno questi momenti in maniera equilibrata, altri si sentiranno schiacciati dalla pressione e dall’ansia.
La paura è alimentata dalle attese personali, dei docenti e dei genitori rispetto all’ottenimento di un brillante traguardo, come coronamento di un percorso già eccellente o nel caso opposto, dalla speranza di non fare scena muta se nel corso degli anni il rendimento è stato scarso. In un modo o nell’altro sembra che l’angoscia travolga tutti, perché in sostanza, fallire ad un esame significa deludere se stessi e gli altri.
L’ansia da esami in realtà, ha anche risvolti positivi perché favorisce la performance, gli sforzi dell’individuo per raggiungere uno scopo. È normale ed è giusto che il bambino/ragazzo abbia una sana ambizione, che faccia di tutto per ottenere un bel voto a scuola o per vincere una gara, così come è normale per i genitori desiderare sempre il meglio per i propri figli, l’importante è non esagerare e non viverlo come fonte di stress.
Come genitori, dovremmo renderci conto di come nostro figlio reagisce quando ha paura o è particolarmente teso. Spesso i ragazzi possono confidarci la paura di non essere abbastanza preparati o di dimenticare tutto a causa del panico, di non riuscire a concentrarsi. Altri tendono invece a chiudersi, a perdere il sonno, a mangiare poco in prossimità dell’esame. Cercare di tenere sotto controllo il loro comportamento e non sottovalutare atteggiamenti particolari in questa fase delicata è il primo passo da compiere.
Il secondo è tenere presente che nessuno studente è uguale all’altro e che ogni ragazzo nella sua unicità ha talenti e attitudini diverse. Valutare un ragazzo soltanto per il risultato di un esame sarebbe scorretto, la scuola è solo una parte della vita, individuare e accettare il suo potenziale, al di la dei risultati scolastici è sicuramente il modo migliore per sostenere vostro figlio. Tentare di far passare il messaggio che un esame non fa la persona né l’intero iter scolastico potrebbe limitare i pensieri catastrofici.
Aiutateli a trovare un’identità forte, interessi reali e rinforzate la loro autostima, questa è la strada giusta, questo dovrebbe riflettersi nelle vostre conversazioni quotidiane coi vostri ragazzi. Evitate di sminuire l’importanza dell’esame per provare a stemperare l’ansia ma incoraggiateli a staccare un po’ la spina e a prendersi qualche momento di relax, offritevi di aiutarli a ripassare ma soprattuto mettetevi nei loro panni e raccontate loro delle vostre esperienze, dei ricordi che avete, delle vostre “notti prima degli esami”: in questo modo si sentiranno compresi e accettati. E infine chiedete a voi stessi se lo scambio comunicativo che avete coi vostri figli li rende individui felici e sicuri di se stessi, perché una volta che ce l’avranno messa tutta siano consapevoli che anche un eventuale insuccesso sarà un momento di crescita. E l’avrete affrontato insieme.

I compiti sono diventati l’incubo di tuo figlio e di tutta la famiglia? Non sai più come aiutarlo e che strategie usare?
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