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Bullismo

bullismo-

 

Tom Cruise, Winona Ryder e Lady Gaga hanno qualcosa che li accomuna.

 

Indovina che cosa.??? 🤔🤔🤔

 

Tom Cruise ha raccontato di essere stato vittima di bullismo a causa della dislessia non diagnosticata. Cambiò almeno venticinque scuole per sfuggire alla cattiveria dei compagni di classe.

 

Lady Gaga ha dichiarato che per anni è stata bersagliata da insulti dai suoi compagni di classe. Un episodio di bullismo molto forte che ha subito è stato essere gettata di peso all’interno di un bidone della spazzatura. Attualmente sta finanziando una sua associazione per sensibilizzare l’opinione pubblica, le scuole, i genitori, le famiglie sul bullismo e il cyberbullismo.

 

Per quanto riguarda Winona Ryder, i suoi compagni di classe l’avevano etichettata come maschio effeminato. Racconta spesso che un giorno andò a scuola con un abito acquistato al mercatino dell’usato, un abito completamente maschile. I suoi compagni, dopo averla coperta d’insulti, le hanno sbattuto la testa contro l’armadietto di classe.

 

Il bullismo è un fenomeno in crescita. E si manifesta non solo all’interno delle scuole, ma anche sui social network. Molti bambini e adolescenti non ne parlano, non condividono le loro esperienze con i genitori e non raccontano a scuola tutte le prepotenze subite. Ma perché? A volte perché si vergognano, perché hanno paura che possa succedere qualcosa se fanno “la spia”. Pietro, per esempio, mi ha raccontato che non diceva nulla ai suoi genitori perché aveva paura di farli star male. Mentre Giulia, non ha detto nulla a sua madre per paura di non essere compresa.

 

A volte raccontano le cose solo quando sono sull’orlo della disperazione. Ma quando vi parlano è il momento in cui li si può aiutare, in cui il ruolo dei genitori è fondamentale per uscire da quella brutta situazione. Ci sono tre passi importantissimi, a quel punto, che i genitori devono compiere nei confronti dei propri figli.

 

👉 Primo

Ascoltare in maniera empatica. Nel momento in cui iniziano a raccontare di essere vittima di bullismo è molto importante ascoltare, ascoltare è la prima cosa che si deve fare. Bisogna ascoltarli in maniera empatica, cioè mettendoti nei loro panni (ti ricordi cos’è l’empatia? io insisto tanto sull’importanza dell’empatia). È quindi fondamentale, innanzitutto, comprendere la situazione e far capire loro che li stai ascoltando con attenzione. Falli sfogare prima di parlare. Cerca di immedesimarti il più possibile nelle loro emozioni. Non hanno bisogno di soluzioni bensì di comprensione, di sentirsi amati, di sentirsi accolti.

 

👉 Secondo

Non reagire alle provocazioni. È fondamentale far loro capire che non si deve reagire alle provocazioni. Perché il bullo cerca, e ha bisogno, di una reazione da parte della vittima. Quindi è fondamentale non rispondere al bullo sullo stesso tono, perché gli si darebbe soddisfazione, perché si andrebbe ad alimentare il fenomeno.

 

👉Terzo

Non isolarsi. Spesso accade che le vittime di bullismo non abbiano più voglia di andare a scuola, o addirittura che abbiano paura di andarci. Perché hanno molta ansia, perché sono intimorite. Anche qui è indispensabile la presenza del genitore, indispensabile il tuo calore. Tuo figlia o tuo figlio non si devono assolutamente isolare, non si devono rinchiudere del loro mondo.

 

 

In conclusione👇👇👇 

 

Se tua figlia o tuo figlio sono vittime di bullismo ascoltali e fagli sentire che tu ci sei, perché in quel momento hanno veramente bisogno di te. Fai questo subito, fallo prima di ogni cosa, prima anche di compiere i passi necessari tra adulti (insegnanti, referenti scolastici, genitori, autorità competenti…) per sconfiggere questa piaga.

 

 

 

 

 

 

Vuoi approfondire l’argomento?  Leggi anche👉 👉 questo interessantissimo articolo.

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1 Comment

  1. Mira ha detto:

    Salve Federica, mio figlio ha subito molte angherie alle elementari, da un bambino con ADHD, con genitori che…vabbè sorvoliamo, anche dagli altri compagni non è che non fosse preso in giro, anche se solo perché era l’unico ch enon giocava a calcio ( non gli piaceva). Era sempre scontroso, ingestibile; diverse volte gli ho chiesto se volesse cambiare scuola, ma mi ha sempre risposto di no, e anche molto categoricamente! Ero combattuta, poi ho saputo da qualche compagna ( non dalle maestre), che lui si chiudeva in bagno a piangere ( lui non ce lo ha mai detto), piuttosto che reagire ( noi gli dicevamo sempre di non reagire, ma di parlare con le maestre). Mi si è stretto il cuore, che, ancora oggi, a ripensarci, mi viene da piangere. Le maestre hanno cominciato a dirmi che lui aveva difficoltà relazionali, lui che da quando era piccino, abbracciava tutti, saltava e sorrideva, chiacchierava tranquillamente anche con i grandi. Grande tormento e, di nuovo:-” Vuoi cambiare scuola” E lui:- ” Sì, mamma, per favore” Ho girato e cercato, alla fine durante l’anno in corso della terza elementare abbiamo cambiato, è rinato! Usciva di scuola con un sorrisone, che bello, non ci sembrava vero! Siamo arrivati alle medie, sembrava filare tutto liscio, qualche elemento difficile, ma sembrava essere sotto controllo, fino ad un episodio successo fuori scuola, in cui uno di questi elementi ” difficili” ha picchiato un altro dei suoi compagni. Da quel momento è cominciata la nostra agonia: Emiliano ha cominciato ad avere pesanti ed invalidanti crisi di ansia, passava il pomeriggio a piangere disperatamente, respirando affannosamente e sbarrando gli occhi come se vedesse dei mostri davanti, si metteva le mani nei capelli andando avanti e indietro per casa e chiedendo aiuto, non voleva andare a scuola, ma doveva, e voleva farlo facendo tutti i compiti, che, per le sue crisi, alla fine, svolgeva la sera molto tardi, grazie alla pazienza e al self-control di suo padre. Il pediatra ci ha dato dei rimedi omeopatici per farlo rilassare, ma non sono serviti a nulla. La Asl di zona, non aveva posto per occuparsi di lui. Siamo finiti in pronto soccorso due volte per quanto erano forti le crisi, reparto di neuropsichiatria infantile del policlinico di Roma, dopo vari esami, siamo stati in cura lì tutti e 3, nel frattempo però, lui seguiva un percorso privato. E’ stato un periodo duro e, ne stiamo uscendo ora dopo due anni e, da poco, è emerso che, con tutta probabilità, la causa scatenante è stato quell’episodio successo fuori scuola ( anche se non vissuto sulla propria pelle) che gli ha riaperto ferite e umiliazioni subite, perché da poco lui è riuscito ad aprirsi sull’argomento; negli anni passati, quando a scuola c’erano temi da svolgere o episodi da raccontare sull’argomento, lui evitava di rispondere, quando gli facevo presente che di cose ne aveva da raccontare, mi diceva sempre che non voleva più pensarci e non era necessario farlo sapere agli altri. All’inizio del percorso psicoterapeutico lui diceva sempre che aveva l’ansia per la scuola, l’ansia di non riuscire, ma non era così e non è così, è un ragazzino sveglio, è attento in classe e gli basta poco per ottenere ottimi risultati e poi, a scuola, parlando con i professori, non emergeva questa sua ansia, lì era tranquillo, appena saliva in macchina, il bui;, per i 15 minuti che ci separano da scuola a casa, era in tensione per tenersi, chiusa la porta di casa, gli urli strazianti del suo malessere! Federica, non lo auguro a nessuno: vederlo soffrire in quel modo e non essere in grado di aiutarlo, io che sono la sua mamma, è stato devastante. Segue ancora in percorso di analisi, ma 1-2 volte al mese. La cosa importante è che è stato lui a chiederci aiuto, anche a scuola va a parlare con la dottoressa dello sportello d’ascolto. Sembra sereno, con tutti malesseri che hanno i tredicenni, ma preferisco le paturnie adolescenziali che un solo minuti di quel dolore nei suoi occhi! Oggi terza media, il bulletto è rimasto in seconda, i suoi seguaci ci sono ancora, ma decisamente più gestibili! Grazie Federica, cerco di mettere in pratica i tuoi consigli.

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