Hikikomori e isolamento sociale | Federica Benassi
Lettera di un adolescente ai genitori
15 Agosto 2022

Hikikomori e isolamento sociale

 

Hikikomori, non c’è una parola in italiano che possa definire il significato di questo termine. E’ un termine giapponese, significa letteralmente stare in disparte cioè isolarsi. Per spiegarlo ci vuole una frase intera: persone che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per anche dei lunghi periodi, per alcuni mesi, a volte persino per degli anni.

Praticamente si autoescludono dalla società per vivere all’interno della propria stanza, alzano un muro tra sé e la realtà esterna. La camera diventa un rifugio dove leggere, disegnare, mangiare, dormire, giocare con i videogiochi, chattare e navigare su internet. Gli Hikikomori proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno. Nei casi più gravi riportati in Giappone, ma li troviamo anche in Corea e Taiwan, si parla già della seconda generazione. La prima è degli anni 80, hanno già praticamente sui 40, 50 anni. L’hikikomori non esce dalla stanza né per lavarsi né per alimentarsi chiedendo che il cibo sia lasciato davanti alla porta. L’hikikomori è un meccanismo di difesa ed è una reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociali tipiche delle società capitalistiche, quelle economicamente più avanzate. I ragazzi hanno una serie di pressioni che vanno dai buoni voti scolastici alla realizzazione personale alla bellezza fino alla moda. Ma quali sono le prime avvisaglie? Sicuramente le ripetute assenze da scuola, questo è uno dei primissimi campanelli d’allarme. L’ambiente scolastico viene vissuto in modo negativo, quindi è importantissimo il contatto con la scuola, la relazione con gli insegnanti . Poi c’è il diradamento delle uscite. Gli Hikikomori hanno spesso una visione molto negativa della società.

E poi c’è l’inversione del ritmo del sonno e della veglia, e come ultimo punto ci sono le molte ore di gioco in rete, perché questi ragazzi passano moltissimo tempo online sul pc e spesso viene scambiato come una dipendenza da internet. Ma attenzione, non è una dipendenza da internet perché in Giappone questo fenomeno è scoppiato prima della diffusione del personal computer. Attenzione, ci tengo moltissimo a sottolineare che la dipendenza da internet non è la causa del fenomeno ma è una conseguenza, è un effetto. Ed attenzione, perché non è depressione. Vedere questo caso come una conseguenza di uno stato depressivo è una falsa credenza e non è neanche un disturbo d’ansia, cioè la paura per gli spazi aperti no. E’ ovvio che dopo un lungo periodo di isolamento un ragazzo possa sviluppare una dipendenza da internet, un calo dell’umore e la paura di uscire di casa. Ma questi tre punti non sono la causa degli Hikikomori.

 

Quindi io invito veramente i genitori che dovessero

trovarsi in questa situazione, di rivolgersi assolutamente a un

professionista che possa supportarvi e guidarvi

 

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