CHE COS’E’ LA PSICOMOTRICITA’?
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“Mamma dai, ma come faccio senza cellulare? ”occhi di cerbiatto sperduto e tono piagnucoloso che può esplodere in un impeto di rabbia da un momento all’altro solo perché stiamo chiedendo al nostro figlio adolescente di ricongiungersi col mondo reale per qualche ora. Ribatteremo che non è la fine del mondo riporre il “dispositivo infernale” per un po’ ma non è così semplice per un ragazzino cresciuto nell’epoca dell’iperconnessione. Basti pensare alla sensazione di disagio che noi stessi (ultima generazione ad aver utilizzato i gettoni nelle cabine telefoniche per chiamare casa), proviamo ogni volta che perdiamo il telefono o lo lasciamo a casa per sbaglio. Il cellulare ha assunto nel tempo un ruolo fondamentale nella nostra vita, entrando in punta di piedi e poi piazzandosi di prepotenza tra noi e la realtà sociale e se da una parte ci rende più liberi e sicuri, dall’altra ci condiziona e ci rende ovunque controllabili e controllati, schiavi di un sistema.
Accade così che in un solo pomeriggio i nostri intelligentissimi “nativi digitali” siano in grado di :
– scambiare centinaia di messaggi su Whatsapp con gli amici sull’argomento “nulla più totale”;
– guardare 35 video musicali su Youtube di dubbio gusto;
– mettere 48 like a pagine Facebook di rapper di cui noi ignoriamo l’esistenza;
– seguire un tutorial su come schiacciare i punti neri;
– pubblicare 73 selfie su Instagram mentre fanno merenda con pane e nutella, si lavano i denti, si schiacciano un brufolo, mostrano al mondo le scarpe nuove, fingono di dormire;
-giocare a candy crash per mezz’ora (ma solo dopo aver controllato di aver ricevuto una bella sfilza di like alle suddette foto).

Una recente ricerca “Tempo del web. Adolescenti e genitori online”, realizzata da SOS Il Telefono Azzurro Onlus basata sulle risposte di 600 ragazzi dai 12 ai 18 anni e 600 genitori dai 25 ai 64 anni ha evidenziato che il 17% dei ragazzi intervistati dichiara di non riuscire a staccarsi da smartphone e social, il 25% è sempre online, il 45% si connette più volte al giorno, il 21% è afflitto da vamping (si sveglia durante la notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare), il 78% chattano continuamente su WhatsApp.
Uno degli allarmi lanciati dalla ricerca è quello dell’età in cui gli adolescenti italiani accedono alla rete. Il 48% dichiara di essersi iscritto a Facebook prima dei 13 anni, età minima consentita per poterlo fare, mentre il 71% riceve in dote uno smartphone mediamente a 11 anni, prima delle chiavi di casa che arrivano a 12.
Quattro ragazzi intervistati su 5 (73%) dichiarano di frequentare costantemente siti pornografici e il 28% di loro teme di diventarne dipendente, mentre l’11% conosce qualcuno che ha fatto sexting (invio di messaggi sessualmente espliciti o immagini inerenti al sesso).
Tra le esperienze peggiori vissute dai ragazzi in rete quella di essere deriso da amici o conoscenti. Più di 1 su 10 (12%) dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo, il 32% ha paura di subirlo, mentre il 30% teme il contrario: postare qualcosa che offenda qualcuno senza accorgersene.
Altro dato sorprendente della ricerca riguarda l’uso del denaro che gli adolescenti fanno sulla rete. Un intervistato su 10 confessa di aver proceduto a un acquisto senza accorgersene, ma quello che salta all’occhio è che il 38% compra regolarmente con carta dei genitori o propria.
Quello che verrebbe voglia di fare alla luce di questi dati è proteggere, preservare, vietare. Farlo significherebbe però far sentire i nostri ragazzi esclusi, distruggere il loro status sociale, provocando ansia e rabbia.
Quello che dovremmo fare invece è educare i ragazzi fin da piccoli a fare un buon uso di questi strumenti, a gestirli come una risorsa. La strada giusta, come per qualunque forma di educazione, si basa su due linee fondamentali e indissolubilmente connesse: l’esempio e la comunicazione. Ragazzini che vedranno genitori coi telefoni perennemente alla mano non troveranno senso nei limiti che verrano loro imposti. Si dice che un adulto in media controlli il telefono ogni tre minuti: impariamo a limitarci noi per primi, impariamo a ritagliarci dei momenti nella giornata in cui prestiamo attenzione ai nostri figli senza lasciarci distrarre da tv, tablet o smartphone. Gli adolescenti hanno bisogno di sentire che le loro necessità vengono ascoltate e accolte, impareranno a farlo anche con le nostre.
Stabiliamo coi nostri ragazzi un linguaggio che ci permetta di parlar loro liberamente dei rischi che corrono facendo un uso improprio del telefono e dei social.
E’ importante che capiscano che la realtà del web è virtuale ma può ferire realmente i sentimenti delle persone, che il loro viso in foto è bello anche senza filtri,
che un’immagine inviata per gioco può essere utilizzata in modo improprio, che i ricordi più belli che avranno di questo periodo della loro vita saranno legati alle esperienze vissute realmente ai giardini con gli amici, alle cicatrici per le cadute in bicicletta, alle gite con la scuola e non al web.
E’ importante che realizzino che c’è tutto un mondo fuori da conoscere e bisogna trovare il tempo di respirarlo, annusarlo, gustarlo, viverlo.
A quel punto saremo pronti, genitori e figli, a stabilire delle regole di comune accordo sull’utilizzo dei media, che prevedano orari, luoghi e contesti in cui “chat” ed “emoticons” devono essere messi da parte per lasciar spazio a dialoghi e sorrisi reali. C’è un post che ha fatto il giro del mondo, un contratto vero e proprio che una mamma americana ha consegnato al figlio tredicenne insieme al suo primo smartphone, un spunto carino a cui ispirarsi ( http://www.huffingtonpost.it/janell-burley-hofmann/al-mio-tredicenne-un-cont_b_2423086.html), sperando che ognuno trovi alla fine un equilibrio familiare, nel rispetto della libertà altrui ma soprattutto della propria.

Sei un genitore e ti sembra che ultimamente tuo figlio sia strano, non ride più conte, non riesci a parlarci e sta sempre attaccato al telefono o al computer? Ti trovi in difficoltà quando si comporta così e non sai cosa fare? Come a tante altre famiglie capita anche a te di litigare in continuazione con i tuoi figli?
Se anche tu stai cercando di avere una buona comunicazione in famiglia, ma non riesci a trovare una soluzione.
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