Robot e genitori: la vera sfida non è la tecnologia, ma l’assenza emotiva

 

I robot stanno imparando ad amare. E i genitori dove sono?

Dalla Cina arrivano robot umanoidi progettati per la compagnia emotiva. Non stiamo parlando di elettrodomestici intelligenti.

Stiamo parlando di presenze che entrano nelle case, negli spazi familiari, nella quotidianità delle persone.

Hanno sembianze umane. Riconoscono le emozioni. Ascoltano. Interagiscono. Sono programmati per comprendere stati d’animo e offrire compagnia a single e anziani. La domanda che mi pongo non riguarda la tecnologia.

Riguarda noi.

Perché mentre la tecnologia investe miliardi per costruire macchine capaci di riconoscere le emozioni, molte famiglie stanno disinvestendo proprio dalle emozioni. Mai come oggi vedo genitori fisicamente presenti e affettivamente assenti.

Genitori che controllano tutto, tranne il mondo emotivo dei propri figli. Sanno quanti compiti devono fare.

Sanno a che ora hanno allenamento.

Sanno dove sono grazie alla geolocalizzazione.

Ma non sanno cosa li preoccupa.

Non sanno cosa li ferisce.

Non sanno cosa li fa sentire soli.

Eppure è lì che si gioca la partita.

La verità è che un figlio non ha bisogno di un genitore che organizza la sua agenda.

Ha bisogno di un adulto che sappia stare nelle sue emozioni.

Che sappia ascoltare senza trasformare ogni conversazione in una lezione.

Che sappia accogliere una paura senza minimizzarla.

Che sappia reggere una tristezza senza volerla cancellare immediatamente.

Oggi i robot stanno entrando nelle case per fare compagnia agli esseri umani.

Domani potrebbero diventare confidenti, interlocutori, presenze rassicuranti.

E sapete qual è il rischio?

Che un ragazzo si senta più ascoltato da una macchina che da suo padre o da sua madre.

Non perché la macchina sia migliore.

Ma perché è disponibile.

Perché non interrompe.

Perché non giudica.

Perché non risponde con un sermone.

Perché c’è.

Questo dovrebbe farci riflettere.

Da trent’anni ascolto famiglie.

E posso dirvi una cosa con assoluta certezza.

I figli non chiedono genitori perfetti.

Chiedono genitori presenti. Presenti davvero.

Non con il corpo sul divano e la testa sullo smartphone.

Non con un orecchio alla conversazione e l’altro alle notifiche. Presenti nelle emozioni.

Perché il futuro non sarà deciso dalla tecnologia.

Il futuro sarà deciso dalla qualità delle relazioni umane che sapremo costruire.

I robot stanno imparando a riconoscere le emozioni.

La domanda è:

noi genitori stiamo ancora imparando ad ascoltarle?

“Se un robot riuscirà ad ascoltare vostro figlio meglio di voi, il problema non sarà il robot.

 

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