Tiziano Ferro e il body shaming.

Tiziano Ferro e il body shaming: quando il talento viene oscurato dai commenti sul corpo
Sono stata al concerto di Tiziano Ferro. E ne sono uscita commossa.
Per due ore ho ascoltato canzoni che hanno accompagnato la vita di milioni di persone. Testi che parlano d’amore, fragilità, rinascita, perdita, speranza. Una voce capace di entrare nelle emozioni e di far sentire ciascuno meno solo.
Eppure, una volta aperti i social, mi sono trovata davanti a uno spettacolo completamente diverso.
Non si parlava della musica. Non si parlava dell’energia del concerto.
Non si parlava delle emozioni che aveva regalato al pubblico. Si parlava del suo corpo.
“È ingrassato.”
“Dovrebbe mettersi a dieta.”
“Com’era e com’è diventato.”
E ogni volta che leggo commenti di questo tipo mi chiedo: davvero non abbiamo niente di meglio da osservare?
Quando il corpo diventa più importante della persona
Viviamo in una società che sembra aver perso la capacità di vedere l’essenziale.
Davanti a una persona che crea, lavora, studia, si impegna, emoziona e lascia un segno, c’è sempre qualcuno che riesce a fermarsi soltanto all’aspetto fisico.
È un meccanismo pericoloso.
Perché il messaggio che passa è chiaro: non conta ciò che fai, conta come appari. Non conta il talento, conta la taglia.
Non conta il valore, conta il peso. È una mentalità che impoverisce tutti.
Chi la subisce e chi la alimenta.
La cosa che mi preoccupa di più
Da quasi trent’anni lavoro con genitori, bambini e adolescenti.
Entro nelle famiglie, ascolto le loro storie, raccolgo dubbi, paure e fatiche educative.
E c’è una cosa che vedo continuamente.
Molti ragazzi imparano a giudicare il proprio corpo osservando gli adulti.
Non sono i social a insegnare tutto.
Spesso il primo modello siamo noi. Sono i commenti che facciamo davanti allo specchio.
Sono le battute sul peso. Sono le osservazioni sui chili presi o persi.
Sono quelle frasi che pronunciamo senza pensarci troppo:
“Hai visto come è ingrassato?”
“Con quella pancia…”
“Sei sicuro di mangiare ancora?”
“Dovresti stare più attento.”
Frasi che per chi le dice sembrano innocue.
Per chi le riceve possono diventare ferite.
I figli ascoltano molto più di quanto immaginiamo
Quando un bambino sente continuamente commentare il corpo degli altri, impara che il corpo è qualcosa da valutare.
Quando sente giudicare il peso di una persona famosa, impara che nessuno è al sicuro dal giudizio.
Quando vede gli adulti ossessionati dall’apparenza, impara che il proprio valore dipende da come appare agli occhi degli altri.
Poi arrivano l’insicurezza, il confronto continuo, la vergogna, la paura di non essere abbastanza.
E ci chiediamo da dove nascano. Spesso nascono molto prima dei social.
Nascono nelle conversazioni quotidiane.
Un concerto che mi ha ricordato una cosa importante
Al concerto ho visto migliaia di persone cantare insieme. Ho visto emozioni autentiche.
Ho visto persone che si riconoscevano nelle parole di un artista. E ho pensato che quello è ciò che conta davvero.
La capacità di lasciare qualcosa agli altri. La capacità di creare bellezza. La capacità di emozionare.
Il talento non ha una taglia. La sensibilità non ha una taglia.
L’umanità non ha una taglia. Le emozioni non hanno una taglia.
Un invito ai genitori
Se vogliamo crescere figli più sicuri di sé, dobbiamo iniziare dal nostro linguaggio.
Dobbiamo smettere di commentare continuamente il corpo delle persone.
Dobbiamo imparare a valorizzare ciò che una persona è e non soltanto come appare.
I nostri figli hanno bisogno di adulti che parlino di valori, impegno, gentilezza, talento, rispetto.
Non di adulti che trasformano ogni conversazione in una valutazione estetica.
Perché il mondo sarà sempre pronto a giudicarli.
La famiglia dovrebbe essere il luogo in cui imparano che il loro valore va molto oltre uno specchio.
E oltre una bilancia.
E voi?
C’è un commento sul vostro aspetto fisico che ricordate ancora oggi, anche dopo tanti anni?
Raccontatemelo nei commenti.
Perché a volte una frase dura pochi secondi.
Le sue conseguenze possono durare una vita.
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